Psicologa Psicoterapeuta

Psicodiagnosi

È un percorso di conoscenza della persona attraverso metodi clinici, proiettivi e psicometrici.

Per molte persone diagnosi è una brutta parola.

E come dar loro torto! Se nel migliore dei casi si riesce a decifrarne la terminologia incomprensibile, non si può negare che richiami la sgradevole sensazione dell’essere giudicati con atteggiamenti di sufficienza e di distanza affettiva.

Una delle ragioni per cui la psicodiagnosi gode di cattiva fama in alcuni settori dipende dal fatto che è stata usata male limitandosi a collezionare punteggi e ad apporre etichette per dare un senso al problema manifesto del paziente. 

L’abuso da parte di pochi non deve, però, giustificarne l’abbandono. Una diagnosi fatta con sensibilità e con un adeguato addestramento aumenta la possibilità del paziente di essere aiutato. 

Il punto di forza della diagnosi psicodinamica risiede nella sua attenzione all’intera struttura della personalità e nel fatto di voler comprendere il disagio psicologico attraverso le intercorrelazioni dinamiche fra la storia del soggetto, le sue esperienze, i suoi bisogni, le sue dinamiche interne e le possibilità di realizzazione offerte dall’ambiente. Il processo psicodiagnostico condotto da un terapeuta esperto è generalmente costituito da una serie di incontri anamnestici e dalla somministrazione di test e reattivi mentali. 

Questo periodo di osservazione, che si conclude in una restituzione da parte del clinico, offre all’individuo la possibilità di gettare lo sguardo su aspetti e caratteristiche profonde della propria personalità e di avere una migliore conoscenza del proprio funzionamento psichico. 

Disponendo di queste informazioni, il terapeuta giunge ad un’approfondita “formulazione del caso” che orienterà la pianificazione del trattamento. La valutazione della struttura della personalità è sempre provvisoria, mai definitiva, e per questo si parla di ipotesi diagnostica che potrà essere confermata o modificata con l’integrazione di nuovo materiale portato dal paziente. 

La costante disponibilità a rivedere la propria diagnosi iniziale alla luce di nuove informazioni fa parte dell’essere un buon terapeuta. Le persone sono molto più complesse di quanto prevedano le categorie nosologiche. 

Oltre che in ambito clinico e di psicoterapia, il processo psicodiagnostico è utilizzato in diversi campi applicativi e professionali, da quello giuridico-peritale a quello dell’orientamento professionale e della selezione del personale.

I test psicologici sono porte della conoscenza attraverso cui ci muoviamo fuori dalla scatola e dentro la luce.
Hermann Rorschach

I metodi proiettivi come metodi di valutazione del funzionamento della personalità

Nella mia pratica clinica, quando lo ritengo utile e se il paziente acconsente, utilizzo prevalentemente metodi proiettivi per l’approfondimento della conoscenza della personalità. 

Frank L. K. (1939) riteneva i metodi proiettivi strumenti in grado di offrire un’analisi dinamica e funzionale della personalità, capaci di tener conto del ruolo di tutte le funzioni e dei processi psicologici che operano nel contesto della personalità totale.

Sebbene l’interesse per i metodi proiettivi abbia visto momenti storici diversi, dal punto di vista della psicologia della proiezione essi restano uno strumento cardine per l’indagine della personalità.

Infatti, i metodi proiettivi hanno sempre mantenuto alla loro base un approccio olistico della personalità dove ogni elemento acquisisce significato solo all’interno del tutto e il tutto può essere modificato anche da un singolo elemento; gli aspetti cognitivi, affettivi e sociali si compenetrano e vengono isolati solo per ragioni di studio ma sempre tenendo presente che un aspetto richiama l’altro e non può esserne completamente separato.

Poichè la personalità viene considerata come in continuo mutamento ed evoluzione, quello che i metodi proiettivi hanno la possibilità di rilevare è uno spaccato dell’attualità in evoluzione del soggetto, pervenendo, così, alla formulazione di un’ipotesi diagnostica capace di evolvere insieme ai cambiamenti della personalità.

La caratteristica comune di questi metodi è la presentazione di un compito essenzialmente non strutturato, con stimoli vaghi o ambigui, sul cui significato o sulla cui interpretazione i soggetti non sono in genere concordi, e soltanto brevi istruzioni per rispondere.

Il compito dei soggetti consiste nel descrivere, raccontare una storia, completare, disegnare, rispondere in qualche altra maniera strutturando o interpretando gli stimoli proposti.

Non ci sono risposte giuste o risposte sbagliate ma solo risposte che dipendono da sentimenti ed emozioni interni.

Hai bisogno di aiuto?

Contattami per fissare un colloquio presso il mio studio a Verona oppure tramite canali digitali

Richiedi una consulenza