Psicologa Psicoterapeuta

Cos’è la psicologia dinamica?

La psicologia dinamica è un approccio alla diagnosi e alla terapia che comprende una vasta gamma di modelli teorici della mente, della psicopatologia e della tecnica psicoterapeutica, legati alla tradizione della psicoanalisi, ma anche alla ricerca scientifica. 

Essa studia i meccanismi inconsapevoli che regolano le nostre scelte di vita.

Tuttavia, la psicologia dinamica non coincide con la psicoanalisi, intesa come scuola di pensiero che si è mantenuta fedele a tutti i principi enunciati da Freud, perchè nel tempo, alcuni autori successivi, pur partendo dal paradigma freudiano, hanno deviato dal modello psicoanalitico, sovvertendone alcuni principi basilari o assimilando contributi di prospettive teoriche esterne alla tradizione psicoanalitica.

Perciò, quando parliamo di psicologia dinamica dobbiamo guardare ai più significativi mutamenti di paradigma derivati dalle divergenze nate in seno alla psicoanalisi, prima in Europa e poi negli Stati Uniti.

A partire dalla rottura tra Freud e Ferenczi (1873-1933) e alle incomprensioni con Jung (1875-1961), dalle cui opere nasce la psicologia analitica, fino ai  contributi di Hartmann, Rapaport, Anna Freud e Margareth Mahler dai quali prende avvio il corpo teorico della psicologia dell’Io, a partire dalla fine degli anni ’30 negli Stati Uniti. 

E ancora, dagli studi delle relazioni primarie di Melanie Klein (1882 –1960), Winnicott (1896-1971) e Fairbairn (1889-1964) nasce la teoria delle relazioni oggettuali, pilastro della psicologia dinamica assieme alla psicologia del Sé fondata dallo psicoanalista austriaco Kohut (1913-1981)e Bion (1897-1979).

Un’altra prospettiva è la teoria dell’attaccamento di Bowlby (1907-1990) che riguarda gli aspetti del legame madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi e l’Infant Research di Stern, campo di ricerca che si colloca tra la psicoanalisi e la psicologia dello svilppo. 

Tutti questi autori hanno compiuto un grande sforzo per raggiungere una comprensione dei fenomeni psichici. Possono essere approdati a terre diverse, ma sono accomunati dal fatto di essersi occupati sia di aspetti più propriamente affettivi delle relazioni interpersonali nella vita quotidiana, e allo stesso tempo e in modo analogo, ma questa volta sul piano intrapersonale o intrapsichico, sia di aspetti inconsci, e intrinsecamente dialettici, e conflittuali, del funzionamento della mente.

A prima vista può sembrare che il panorama della psicoanalisi si sia, fin dall’inizio, differenziato e complicato. Può darsi. Ma ad uno studio più attento, si può osservare che i vari punti di vista, più che contrapporsi, si completano reciprocamente nella comprensione della vita psichica e della sofferenza psichica. 

Tutti questi modelli hanno in comune di essere costruiti attraverso ipotesi che riguardano meccanismi in gran parte inconsci e il loro utilizzo nella pratica della psicoterapia consente una maggior efficacia degli interventi nella comprensione della vita psichica e della sofferenza psichica.

Infatti, nella pratica della psicoterapia, è raro che un terapeuta lavori utilizzando un solo modello ignorando gli altri: è impensabile (e ingenuo) credere di poter comprendere ogni individuo e la sua complessità psicologica utilizzando un solo paio di occhiali.

Cosa significa il termine “dinamica”?

É Freud che introduce la concezione dinamica della psiche come particolare prospettiva di lettura della vita psichica dell’individuo e quindi anche della sua sofferenza psichica.

Questo punto di vista, malgrado molte e talora radicali revisioni, resta  storicamente al centro di tutto l’orientamento psicodinamico.

Implica alcuni assunti fondanti:

  1. i fenomeni psichici, ovvero l’aspetto visibile della vita mentale dell’individuo, sono considerati il risultato di “giochi di forze”, come li ha definiti Freud,  che si svolgono dentro di lui, di cui lui stesso non è consapevole e sui quali è possibile formulare soltanto ipotesi proprio a causa della loro non visibilità;
  2. ciascuna delle forze psichiche in gioco spinge verso un fine o una mèta propri, spesso sono diversamente orientate e spesso contrapposte. Da qui, il concetto del conflitto psichico, origine del disagio psicologico;
  3. gran parte della vita mentale dell’individuo è inconscia.

In sintesi, il comportamento umano è il risultato di forze interiori (istinti, pulsioni, necessità di adattamento alla vita sociale)in contrasto fra loro; gli stessi eventuali sintomi e le sofferenze psichiche del singolo, anziché essere l’effetto meccanico di fattori traumatici, sono piuttosto ‘soluzioni di compromesso’ precariamente elaborate dal soggetto per far fronte a difficili esigenze interiori. 

L’impostazione psicodinamica tende a sottolineare la scarsa consapevolezza che ciascuno ha delle proprie dinamiche interiori e a rilevare come l’agire umano – i suoi atteggiamenti, i suoi comportamenti, ma anche la volontà, i pensieri, gli orientamenti, le convinzioni e le emozioni- sia governato ad un livello sottostante da qualcosa che non appare come l’effetto di un gioco di forze, di tendenze, di cui nemmeno l’individuo stesso è consapevole.

Secondo questa prospettiva, il soggetto non appare più come qualcosa di unitario ma come una complessità di forze, motivazioni e istinti in conflitto tra loro: tutto ciò che appare, atti, sentimenti, convinzioni, decisioni, sono la risultante di spinte motivazionali più profonde e inconsce aventi origine nei legami interpersonali primari dell’infanzia.

Alla fine del xx secolo, la tradizione psicodinamica è giunta a fare un bilancio di se stessa arrivando a riconoscere che, a livello psicoterapeutico, il limitarsi allo studio profondo dell’inconscio, all’analisi del mondo esperienziale del paziente, della relazione con i genitori e con le altre figure importanti della sua infanzia risultava restrittivo rispetto alla nuova sofferenza che gli individui portavano negli studi di psicoterapia. 

Il passato, o meglio, il ricordo che di esso si è conservato, continua ad essere un punto di partenza necessario per ritrovare il significato della sofferenza di oggi ma il paziente soffre adesso, nel presente, e la psicologia dinamica odierna si è adattata a questa evidenza e all’implicita richiesta di un domani migliore.

Si lega più strettamente alla psicologia interpersonale e sociale, soprattutto per quanto concerne i temi della difesa dell’immagine di sé, del pregiudizio e della gestione delle dissonanze cognitive.

Estende l’analisi alle matrici culturali alle quale l’individuo appartiene e ai problemi che possono sorgere tra la sua soggettività (quale persona unica e irrepetibile) e l’ecosistema ambientale (ambiente umano e ambiente naturale), la comunità, i contesti nei quali si è formato e vive.

Infine, una particolare attenzione viene posta alla relazione mente-corpo dato il crescente aumento dei disturbi psicosomatici ovvero di quei disturbi fisici nei quali i fattori psicologici risultano determinanti.

La psicologia dinamica, nei suoi aspetti legati alla ricerca scientifica, tende a rifondarsi come studio degli effetti pratici della vita quotidiana sulla condizione mentale dell’uomo, e dirige la sua attenzione agli sforzi che ogni soggetto è chiamato a compiere per adattarsi a realtà sociali sempre più complesse, e forse sempre meno individualmente governabili.

Ad oggi, la psicologia dinamica resta per molti la prospettiva più idonea a salvaguardare sia il carattere inesauribile della soggettività esperienziale, sia la complessità del terreno sottostante, più oscuro ma non per questo meno ricco, dei meccanismi inconsapevoli che guidano il rapporto del singolo con la realtà esterna. 

Bibliografia

Concato G. e Innocenti F.B. Manuale di psicologia dinamica. Ed. Psiconline, 2010.

Sitografia

www.treccani.it